Il leone nero

C’era una volta, tanti anni fa, nell’ Africa nera, un piccolo leone nero di carattere molto allegro, infatti voleva sempre giocare con gli altri leoni. Purtroppo gli si stava accorciando la coda.
Consultò un vecchio leone saggio, che gli consigliò,per guarire, di trovare l’erba magica della valle di Minastiri. Quindi decise di partire, prese un po’di cibo per il viaggio, salutò mamma leonessa e i fratelli leoncini e li lasciò.
Cammina cammina, al tramonto, mentre cercava un luogo dove passare la notte, vicino a una caverna, si imbatté in un hobbit piccolo grasso e brutto, bloccato da un albero che gli era caduto addosso.
Il poveretto gli chiese di aiutarlo. Il leone nero aveva molta fretta, perché il sole era ormai calato ed il freddo era sempre più intenso, ma non se la sentì di abbandonare l’hobbit e si fermò ad aiutarlo per tutto il tempo che fu necessario.
Quando ebbe finito, l’hobbit lo ringraziò e se ne andò.
Era ormai notte fonda e al leone non restò che cercare di addormentarsi dentro la caverna.
Quando al mattino si risvegliò, trovò un osso oro appoggiato vicino a lui e accanto un biglietto su cui era scritto:
“Questo dono è per chi agì come un figlio. Possa aiutarti nel momento del periglio. Rammenta che esso annulla qualunque potere magico o sortilegio.” Il leone nero capì che glielo aveva lasciato l’hobbit della sera prima e riprese fiducioso il cammino.
Cammina, cammina, attraversò la Terra di Mezzo ed alla fine giunse nella valle di Minastiri dove regnava Sauron, un vendicativo orco, che faceva mangiare dalle piante carnivore tutti quelli che gli erano antipatici.
Tutto il popolo era terrorizzato da questo cattivo tiranno, ma nessuno osava ribellarsi. Anche il leone nero era un po’ intimorito, ma pensando alla sua missione, si fece coraggio e si presentò allo spaventoso orco.
Appena fu davanti a lui, rabbrividì, ma lo salutò ugualmente con rispetto e gli spiegò il motivo per cui aveva intrapreso quel lungo e faticoso viaggio: trovare l’erba magica che gli avrebbe guarito la coda.
Ma Sauron non lo lasciò proseguire, lo fece legare e sghignazzando gli disse:
“Sciocco e presuntuoso di un leone nero, ti darò due mazzetti di Erba magica che custodisco nella mia stanza del tesoro, a patto che tu superi questa prova: legato e senza muoverti dalla tua prigione, dovrai ripulire imiei dodici porcili. Ma ti avverto: se non ci riuscirai, morirai terribilmente domani stesso!”
E lo congedò ridendo perfidamente.
Quando Sauron se ne fu andato, il leone nero pianse amare lacrime di disperazione tutta la notte, perché capiva che la morte si avvicinava.
Ma ecco che dietro la porta della sua prigione sentì una vocina sottile sottile:
Era quella dell’hobbit che gli disse: “Figlio caro, non temere, corro a fare il mio dovere. Chi ha agito come un figlio, non sia solo nel periglio…”
Subito dopo, comparve un altro hobbit, seguito da un altra e poi da un altro ancora, finché furono 100 e tutti insieme si misero a pulire i porcili, sicché in quattro e quattr’otto il lavoro fu completato.
Quando l’indomani il vendicativo orco vide che il il leone nero aveva superato la prova, andò su tutte le furie e decise di ucciderlo lo stesso, ma questi fu più svelto di lui: appena venne condotto in sua presenza, tirò fuori il dono ricevuto dall’hobbit , l’osso oro che annullava qualunque potere magico o sortilegio e Sauron, per quante magie facesse, non riuscì ad avere la meglio.
Non gli restò perciò che darsi alla fuga, abbandonando il paese.
Fu così che il il leone nero, recuperati due mazzetti di Erba magica se ne tornò al suo paese, carico di tutti i doni regalatigli dagli abitanti del luogo, felici per la libertà che egli aveva procurato loro. Appena arrivato, riuscì a farsi un bel decotto di Erba magica e a dormire per sette ore.
E il vendicativo orco? È ancora lì che scappa…

Valentina e Lara

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